Filastrocca dell’Amore che Vuole Volere

Ti voglio strega e ti voglio fatina

nei tuoi incantesimi avvolgermi

ed essere preso e smarrito

per poi liberarmi ogni volta

e da nuove magie restare incantato,

voglio vederti libera correre via

e aspettare tranquillo che torni.

Perché ti voglio fiera e ribelle

per poterti inseguire per sempre

senza mai fermarci

tra il sole e le stelle.

Ti voglio elettrica e misteriosa,

voglio seguirti nelle tue stagioni

e in tutti i tuoi umori cangianti,

in ogni giorno e in tutte le notti,

voglio invadere i tuoi sogni

per esser sicuro che tu sorrida.

Ti voglio vulcano e temporale,

giorno di sole e vento maestrale.

Voglio farti arrabbiare,

sorprendere sempre,

ma mai lasciarti annoiare

senza parole e sorprese

e teneri gesti d’amore,

ti voglio proprio così, come sei,

voglio vedere i tuoi sciolti capelli

scorrere come steli di grano nel vento

e infilarmi nelle loro tempeste.

Come il tempo ti voglio mutevole

aspro e persino improvviso,

ti voglio spavalda e anche distante

affamata di abbracci caldi e infiniti

ma anche affettuosa e ti voglio amante

di baci, carezze e altri baci mai sazia

e ti voglio arrabbiata, ti voglio ostinata,

ti voglio ammiccante e sensuale

e voglio che tu mi seduca,

che mi sfidi e mi prendi in giro,

ti voglio monella e ti voglio solare

ti voglio vogliosa,

ti voglio fiera e bellicosa,

ma infine arrendevole e dolce.

Ti voglio vento e correnti marine

navigare nelle tue acque in burrasca

affondare nei tuoi vortici d’onde.

Ti voglio arruffata dispettosa e sfrenata

ti voglio lunatica, misteriosa,

ti voglio prigioniera e poi liberata

timida ma coraggiosa.

Ti voglio quando sei nostalgica e triste

e in solitudine ti lasci andare,

voglio sentire i tuoi caldi sospiri

scorrere sempre sul mio viso,

come una brezza marina,

come un fortunale improvviso

e come onde che cullano il sonno.

Ma chiunque tu sia, sei già tutto questo

e non voglio volerti diversa

non voglio altro da te,

che essere sempre e per sempre

soltanto tutto quello che sei.

Ennio Romano Forina

Un cappuccino con latte di soya al bar.

To My Dearest Friend, Fani Ardelean.

24 settembre 2019

Dimentico sempre qualcosa, ne ricordo mille, ma fra le mille una la dimentico, non c’è nulla da fare e di solito è la più importante.
Vado al centro di Roma, con il preciso scopo di comprare uno dei migliori caffè, al S. Eustachio caffè storico, vicino al Pantheon, materiale per dipingere, pennelli, tele, ma anche per andare nelle librerie. Sono luoghi che vale sempre la pena visitare, non leggo quasi mai libri interi ma singole pagine, parti di qualsiasi libro o argomento che desti il mio interesse, e di solito questo avviene nelle librerie, specie quelle in America che sono più accoglienti, più favorevoli alla consultazione. C’è molto spazio e posti in abbondanza in cui sedersi comodamente e ristorarsi e i commessi si danno da fare moltissimo nell’aiutare i clienti.
Le nostre sono più frenetiche, almeno a Roma, non c’è posto per la calma e la sosta meditativa in questa città, tutto ruota freneticamente nel”touch and go” turistico.
Le “sirene” con i corpi impeccabilmente infilati nei loro sacrali tubini e magliette nere, stazionano all’esterno dei ristoranti e delle trattorie invitando a sedersi per un’aperitivo, un pranzo una cena, e i negozi anche con le loro vestali anch’esse con insostituibili uniformi nere essendo il nero il colore più autorevole, della religione e della legge, anche quella del consumo. Una colazione, un’aperitivo, dunque ma prima ancora di finire sei contagiato dal loro nervosismo e ansia di catturare nuovi clienti mostrata così bene che anche tu lasci mezza colazione o pranzo e te ne vai prima possibile.
Spesso è così anche in amore.

Ma sto dimenticando ora di parlare di quello che dimentico sempre; quella stupida, singola cosa più necessaria delle altre che resta nell’oblio della memoria ma che è quella che serve di più, più di tutte le altre. Distrazione, certo, forse dimentichiamo e trascuriamo le cose più importanti proprio perché “sono” le più importanti.
Dunque, stamattina sono uscito di casa, con la netta sensazione di aver dimenticato qualcosa, allora ho guardato con ansia mentre ero in macchina con il motore avviato: le chiavi? no, sono tutte insieme infilate nel cruscotto, lo smart phone? Non se ne può fare a meno, ma lo dimentico spesso, il note-book e le note scribacchiate su un mucchio di pezzi di carta da rivedere? Le penne i carboncini? Gli occhiali da sole e da lettura? Nemmeno, sono nella borsa grande che porto sempre con me per definire una eventuale ispirazione.
No, accidenti, sembra che ci sia proprio tutto quello che mi serve per la giornata, quindi parto, arrivo al centro commerciale ed entro subito, ma stranamente dimenticando di lasciare briciole di pane e semi per i passeri nell’area di parcheggio, come sono solito fare.

Mentre supero l’ingresso, mi rendo conto di non aver eseguito questo rituale e sento un lieve turbamento, ma niente di più. Il ristorante è pieno di gente, sono tutti lì come sempre, vociferano, si destreggiano in acrobatiche evoluzioni fra forchette e cellulari video games e sms, grandi e piccoli, nelle loro espressioni di nevrotica socialità, ma in quel momento mi sembrano come fantasmi, grigi e inconsistenti, e non ho sensazioni, ricordi, impressioni di simpatia e curiosità, allora sono percorso da un brivido quasi glaciale, mi fermo come sospeso nella nebbia e sento un forte impulso di guardare dentro, dentro di me, introspezione,eseguo e vedo un vuoto, una voragine ed una assenza fuori e dentro me e finalmente mi rendo conto, di aver dimenticato l’anima a casa.

Dunque, in preda all’ansia torno alla macchina e guido velocemente verso casa, per riprendermela prima che possa volare e finire chissà dove, lasciandomi senza.

Apro la porta, entro di corsa senza fiato e, respiro di sollievo, la ritrovo, proprio lì sul divano dove ho passato l’intera notte a dormire un po’ e riflettere, ma non a sognare.

Se ne sta bella sdraiata con i gatti come durante la notte, non l’hanno graffiata, come il divano nuovo ridotto a brandelli, è intera, tra i plaid e gli sguardi sornioni di Letizia, Ciuffetta e Martino che si sono sdraiati sopra a lei e tutti insieme se ne stanno beati e compiaciuti.

Tra le pieghe e i risvolti dell’anima, posso vedere affiorare anche tutte le nostalgie, le aspirazioni e i ricordi persi e lontani nel tempo o nello spazio, e prima di indossarla di nuovo, mi accorgo che ancora avvolto nella parte nuova c’è lo sguardo limpido dei tuoi occhi di giada. Ennio Romano Forina

T.i A.m.o

Quanto vale un “Ti amo”?

Due sole semplici parole,

sincere, false?

Dette, scritte, sussurrate, gridate.

Quante volte hai sentito

il suono di queste due parole

e hai creduto che fossero vere?

E se qualcuno te lo giura

stanne certa, non è vero

perché il Ti amo vero

non è come una promessa

e meno ancora un giuramento,

ma una certezza, qualcosa che succede

come un evento inaspettato

che non si può evitare;

una valanga, una tempesta,

l’eruzione di un vulcano,

o sono solo due parole a caso.

Certo, quello che conta è la sostanza,

le parole son nulla senza i gesti,

che alle parole danno la forza e la ragione,

dedizione, premure e gentilezze,

carezze e abbracci, sì ma non basta,

serve un amore che resiste

ad ogni cosa senza chieder nulla

e sa restare intatto e crescere persino

nonostante tutto,

come un rivo d’acqua che precipita dai monti,

non disperde la sua forza e mentre scorre a valle

è un impetuoso fiume.

Dicevi di non poter dirmi

quello che sentivi di dirmi.

Ma se lo sentivi

vuol dire che lo sapevi e lo pensavi

quelle due parole erano in te comunque,

nascoste, soffocate per ingannar te stessa,

e per tenere a bada la mia convinzione,

ma non perse, sempre vive

sotto le coltri della tua coscienza

e sai che non potevano sparire,

quindi che importa?

 

Pensarlo è come dirlo,

se lo pensi lo hai già detto

a tutto l’Universo.

E anche senza un Ti amo

era amore se mi chiamavi amore

e da me volevi così tanto essere amata.

 

Ti amo! Per sé vuol dire tutto

e non vuol dire niente.

Si può gridare e si può tacere

ma non è ciò che conta,

se non conosci la sorgente

da cui il – Ti amo – è scaturito.

Ti amo se anche tu mi ami è niente.

Ti amo comunque, perché esisti

quello è tutto.

Ti amo quando sei bella

e quando non lo sei,

quando sei tenera e desideri i miei baci

e quando sei stanca o ti arrabbi

così per un nonnulla

e se sei impossibile.

Quando sei un’avvincente sfida,

quando sei l’incanto di una fata

e anche quando sei una strega.

Ti amo se ci sei e se mi vuoi

e ti amo quando ti allontani

e se mi odi e mi disprezzi

anche allora ti amo.

 

Nel volerti liberare da un legame

che non ti aveva mai legata

ma per darti il calore dell’amore

ed era solo per tenerti stretta.

Era come il filo di Arianna;

se ti fossi persa serviva a guidarti

nei turbini del cuore

e nei tuoi labirinti della mente.

 

 Ti amo nelle tue tempeste

e nelle tue calme e pensierose ore

e perché mi lasci nel silenzio

e nella tua confusione.

Ti amo in una nuvola di nebbia.

Nelle tue contraddizioni,

quando rigiri la frittata

e neghi i sentimenti e le parole dette

ma non accetteresti mai

nemmeno adesso che negassi le mie.

Ti amo quando sei orgogliosa

e fiera e piena di coraggio,

e Ti amo ancora più quando hai paura

e nell’anima che trema trovi rifugio

nel mio sicuro abbraccio.

Ti amo quando vuoi

e poi dici di non volere più,

quando sei sicura e quando non decidi,

Non importa, ti amo lo stesso,

anche da lontano,

mi basta pensare che sei vera,

perché non ti ho solo incontrata,

eravamo in una collisione, frammenti

di una stessa stella, una cometa esplosa

che si sono trovati all’incrocio esatto

dello spazio e del tempo

di una diversa dimensione.

Potresti essere su un altro pianeta

o una galassia persino e ti amerei lo stesso.

 

Ti amo nella tua libertà

anche se ti porta via lontano,

nelle tue fughe repentine

e nelle tue trasformazioni,

nei tuoi giorni e mesi e ore

in ogni singolo momento.

E se anche ora non vuoi più esser vicina,

sai che prima o poi, in qualche notte oscura,

nel freddo ostile che spegne dell’anima il calore,

nei temporali di pioggia scrosciante,

o nel vento contrario degli affanni,

nella rabbia dell’incomprensione,

penserai al mio amore che resiste

e ovunque sei attende un tuo richiamo

per venirti in aiuto quando serve

per sollevarti da ogni pena

e darti protezione.

E questo amore così tenace e vero,

ti avvolgerà in un vortice di sensi

che ora neghi nelle tue paure

portandoti al sicuro su quell’Isola

dove due anime naufraghe

erano approdate spinte dai forti venti

e dalle correnti travolgenti

di un incredibile, improvviso amore.

 

Non ti accorgerai nemmeno

nell’anima e nel cuore,

quando lontana dall’isola,

forse vorrai voltarti indietro

al pensiero di quegli attimi sfuggiti

di una realtà possibile respinta,

se dopo l’ebbrezza e il fuoco

di un entusiasmo ed un nuovo incanto,

aprendo il vaso scelto di un’altra vita

che doveva contenere

il perfetto e nuovo tuo destino,

quando non sarai la stessa,

né sarai guardata come prima,

potresti forse accorgerti che in quel vaso

c’era poco o nulla,

solo un mucchio di sabbia

che si raccoglie nelle mani

e scorre fra le dita

e non si tiene che per pochi istanti,

senza lasciar null’altro che briciole di luce.

Solo un amore vuoto e falso.

Allora forse penserai

ai momenti persi ed ai ricordi

di questo inverosimile amore come lo chiamavi

che era vero,  anche se non vissuto,

ma tanto potente da immergere

un’anima nell’altra,

molto più che un semplice contatto

una fusione,

così che staccando le le due anime

una di esse porta via con sé

una parte dell’altra

inesorabilmente.

E quello che sarebbe stato stare insieme

per meno tempo qui ed ora certo,

ma sull’Isola per sempre.

Ora non ti sembra possibile

ma di notte forse quando sarai sola

– perché viene sempre il momento

in cui la solitudine

è la nostra unica compagna migliore –

sentirai vibrare le ali di questo mio Ti amo

coprire le tue fredde spalle,

e accarezzarti il viso,

sfiorare le tue labbra dolcemente

e cingerti nel tenero tepore di un abbraccio.

Perché l’amore vero

viaggia nel flusso universale della vita

e ti raggiunge ovunque sei.

 

Ti amo nella tua libertà

ed anche nella mia.

Come vedi non ti inseguo,

non ti cerco ad ogni costo.

Non avrebbe alcun valore

se la Luna non volesse ardentemente

lei stessa danzare con me e con le stelle

e fare un nuovo incanto sul mio cuore.

Ma non ti ho chiesto nulla che non volessi darmi,

ti ho solo trovata ed eri e sei dentro me

e questo basta.

Io in te vedevo un orizzonte infinito

tu in me un abisso in cui avevi solo

paura di cadere.

 

Tutto è un divenire dicevi,

quel che sei ora non è la stessa

che eri prima quando mi chiedevi così tanto

di sentire sempre i miei Ti amo.

 

Cambiar te stessa è sempre stato un tuo diritto,

sei sempre stata libera

di cambiare te stessa e direzione,

ma non di cambiar la storia,

né quel che è stato,  per la tua magia oltre alla mia.

Questo non è un tuo diritto

ed è il mio di ricordarla in tutta la sua essenza.

 

Forse non stringerò mai le tue mani

e non berrò mai i tuoi baci,

le mie dita non si smarriranno

nella rossa foresta dei tuoi capelli sciolti,

non stringerò il tuo petto al mio,

avrai qualcun altro insieme a te

per la nuova vita a cui aspiravi,

ma anche dimenticandoti

io ti amerò lo stesso,

e anche se rompendo il tuo stesso incantesimo,

potrai vantarti di aver piantato

i tuoi vessilli d’indaco

nei campi di battaglia che contro me

hai combattuto e vinto

non potrai mai negare

che questo mio amore è rimasto intatto

e da te non può essere sconfitto

e questa, amore mio immenso

è la vittoria alla fine della mia magia

che ha il colore e l’energia del sole

ed è molto più potente della tua.

 

Ogni donna, mi dicono tutte,

vorrebbe essere amata da così tanto amore

e proprio tu che da me lo hai sempre avuto

e lo chiedevi fortemente

quando dicevi che io ero il tuo pensiero felice

ora lo neghi e lo respingi.

 

Un giorno aprirai lo scrigno

dei miei tredici  magici colori,

come quelli di un perduto arcobaleno

per andare dove si cela il vaso d’oro,

ma non puoi sapere se sarà davvero oro

quel che nel vaso brilla alla sua fine.

 

Eravamo in un vortice d’amore avvinti

e lo sai bene, quando ti ho incontrata

era il tuo vento che spirava da ponente

e impetuoso ci legava in un solo abbraccio,

le nostre mani strette da far male,

tu eri fluida e scintillante

come un’onda marina ebbra di Luna,

troppo forte e intenso è stato quel tocco d’anime e di cuori,

non lo puoi negare,

puoi mentire a te stessa adesso,

ma non a quello che sentivi allora,

è stato vero e quel che è vero resta.

 

Uniti da un solo desiderio

in quelle ore eravamo inesorabilmente

in te e in me sommersi.

 

Tu sei dell’acqua un segno,

legata al mistico splendore della Luna.

Io nell’anima ho il sole e il fuoco dei suoi raggi

e tu sai che da sempre il Sole e la Luna

sono uniti da un legame di luce e d’attrazione

 lascia la Luna libera di vagare e girare tutt’intorno,

ma non si dimentica di Lei e non l’abbandona.

Ennio Romano Forina / Gennaio, 2020

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